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San Ginesio (MC) 6° turno dal 3 al 10/12/2016 esperienza bellissima

San Ginesio (MC) 6° turno dal 3 al 10/12/2016 esperienza bellissima Per archivio fotografico clicca qui

Ero in un Paese del nord dell’Europa quando ricevetti la telefonata di Guido (il mio capo squadra della Protezione Civile ANA di Lecco e coordinatore telecomunicazioni del 2°raggruppamento) che mi chiedeva la disponibilità ad andare nelle terre terremotate del centro Italia.
La sua classica domanda è “il tuo zaino è affardellato?”  e di solito noi rispondiamo “dimmi dove e a che ora” e così è iniziata la mia avventura a San Ginesio, comune italiano di circa 3750 abitanti della provincia di Macerata.
Non sapevamo ancora che incarico ci avrebbero affidato, ma questo ha poca importanza perché prima che specialisti in telecomunicazioni siamo volontari e quindi disponibili a fare quello che serve.
Il giorno 3 Dicembre mi faccio trovare all’appuntamento delle ore 3:30 presso il semaforo di Cernusco Lombardone e salgo sul pulmino guidato da Giovanni di Castello che ha già caricato Guido a Olgiate e Corrado a Merate e partiamo verso Lomagna per prendere Gianpietro che sarà il Capo Campo.
Il viaggio è andato bene con le solite prese in giro tra di noi, il continuo incitamento a Giovanni per far si che schiacciasse sull’acceleratore per arrivare a San Ginesio verso le ore 9 – 9:30 al fine di ricevere le consegne dal Capo Campo e dalle squadre che andavamo a sostituire.
Arrivati al campo, troviamo il tempo nuvoloso e un’atmosfera di primo mattino festivo; scarichiamo il materiale portato e dopo aver sistemato i bagagli e le brandine in camerata ci mettiamo a disposizione per i servizi da svolgere e siamo subito assegnati al controllo d’accesso alla Zona Rossa mentre Giovanni prende la sua posizione in cucina. Giampietro e Giovanni conoscevano già il campo e la zona poiché erano già stati in precedenza per il 2° turno e si muovevano diretti e sicuri.
Il tempo passa abbastanza velocemente anche perché continuano arrivare persone che chiedono informazioni su come poter andare nelle loro case in Zona Rossa per prendere i propri beni lasciati all’interno delle abitazioni, e nello stesso tempo arrivano anche le altre 3 squadre da Bergamo, Luino e Valcamonica per un totale di 20 volontari tra Alpini e Amici degli alpini.
Le prime ore anche tra noi sono sempre un po’ strane soprattutto perché non ci si conosce con le altre squadre, ma come sempre basta qualche battuta e sedersi a pranzo per capirci al volo e lasciarsi aprire il cuore.
Nel pomeriggio dalla segreteria (Marco e Mirella) sappiamo i primi turni da svolgere al blocco della Zona Rossa, alla distribuzione pasti e degli altri servizi da svolgere nel campo e automaticamente si vede qualche volontario che va in branda per riposare prima di fare il turno di notte, qualcuno va in cucina e qualcun altro si mette a disposizione per eventuali altri servizi.
Verso le 17: 00 mi avvicino al tendone che ha la funzione di chiesa per la Messa prefestiva e lì trovo altri 4 alpini; mi aggrego a loro e durante la messa mi viene in mente un paradosso: sono in un paese conosciuto come il paese delle cento chiese e siamo in un tendone per le funzioni religiose…
Ormai è buio e mentre si aspetta l’orario per la cena si scambia qualche parola con i Vigili del Fuoco rientrati dai vari interventi di recupero beni o di messa in sicurezza delle strade o delle case nel centro storico.

Si cena tutti assieme e chi non è di servizio, aiuta nella distribuzione pasti o aspetta che i 130 ospiti siano tutti sistemati ai tavoli.
La vita per loro è totalmente cambiata, vivono completamente in comunità avendo poca privacy poiché dormono in 6/7 per ogni camera e la maggior parte in convivenza con differenti nuclei famigliari.
Verso le 22 alla fine dei lavori in refettorio ed in cucina, ci snoccioliamo verso gli spogliatoi dei campi da tennis dove abbiamo le camerate; siamo in sette 4 di Lecco e 3 di Bergamo e nonostante tutto la notte passa al caldo e con un sacco di rumore come una segheria in piena attività.
La domenica mattina, Guido ed io, siamo in carraia ed attorno al campo c’è un po’ di trambusto e di agitazione tra la gente, ma le voci che si sarebbe riaperto il corso sino alla piazza in cima al borgo, si rivelano veritiere con un’ordinanza del Sindaco.
Quello che per noi sembra una piccola cosa, per gli abitanti di San Ginesio vuol dire ricominciare a vivere.
Luca, il barista della piazza principale che fino a pochi giorni prima tutte le mattine era in cucina del campo ad aiutare per la preparazione delle colazioni, ci invita a prendere un caffè da lui l’indomani con una gioia incredibile stampata sul suo sorriso.
La stessa cosa succede anche a Gianni il macellaio sul corso, la signora del piccolo supermercato, la fornaia, la parrucchiera e il proprietario dell’emporio che vive anche lui nell’ostello.
La gente, anche un po’ per curiosità, arriva alla spicciolata e prima di passare il varco chiede se i negozi, la banca, la collegiata e le altre attività sono aperti, ma soprattutto chiede se è possibile entrare nelle loro case.
Nel primo pomeriggio anche noi liberi dai servizi andiamo a fare due passi per conoscere meglio la situazione e quali vie del paese sono accessibili ai pedoni e incontriamo la moglie del macellaio che contentissima compie la prima consegna a domicilio. Con meraviglia vediamo poche case danneggiate e non si ha la sensazione di grosso pericolo, ma incontriamo diverse squadre operative dei Vigili del Fuoco nei vari vicoli laterali al corso che sono tutti imbragati e si muovono velocemente come se avessero fretta.
La sera ceniamo con i Vigili del Fuoco e ci spiegano che trovano all’interno delle case i tetti e i pavimenti molto danneggiati al contrario delle parti esterne; a questo punto comprendiamo le perplessità e le difficoltà della gente nel capire perché si può entrare nella zona rossa e nelle case solo con i pompieri.
Le giornate passano ma non mancano le occasioni di parlare con gli ospiti e gli altri soccorritori con i quali aumentano sempre più confidenza e amicizia ma come spesso accade, è la sera il periodo più critico per chi si trova fuori dalla propria casa.
Si formano i capannelli di persone che giocano a carte, che chiacchierano e si fanno i resoconti della giornata.
E’ la parte della giornata più piacevole, dove vedi le nonnine che lavorando a maglia si preoccupano di non disturbarci solamente nel chiedere com’è andata la giornata, se si era preso freddo e che si preoccupano di te che sei lì per dare una mano; in due parole si vede che noi Alpini così come i Vigili del Fuoco riusciamo a trasmettere un senso di fiducia e sicurezza a queste persone. Quando avevamo un po’ di tempo dopo cena con Gianpietro e Guido, ci scambiavano delle idee sui problemi da affrontare il giorno dopo e con la sapienza e i consigli basati sulla loro esperienza, mi suggerivano anche come affrontare le situazioni più critiche che si sarebbero affrontate l’indomani.
Una di queste situazioni che mi ha colpito molto è stata di una signora anziana che una mattina, dopo aver ascoltato le indicazioni date a delle persone che dovevano interpellare i pompieri per fare un recupero beni, all’improvviso scoppia a piangere lì vicino a noi e con molto tatto Guido, dopo averla tranquillizzata un po’, la accompagna dai Vigili del Fuoco.
Al suo ritorno chiamiamo la splendida Cinzia (volontaria della Valcamonica) e si chiede di fare un po’ di compagnia a questa signora ancora agitata all’interno della tenda. Lì in poco tempo ci racconta tutta la sua vita e ci confida che aveva vergogna a chiedere ancora di andare a casa per prendere della sua biancheria. Accompagnata da Cinzia e da un pompiere, torna tutta contenta e soddisfatta al punto tale che ogni giorno attraversava il paese per venire a trovarci e con un abbraccio e il suo continuo ringraziamento, tornava alla sua nuova abitazione tutta contenta lasciando a noi una gran carica emotiva.
In pratica in molte occasioni come questa, la gente che ha subito e continua a vivere con la paura delle scosse giornaliere, oltre che gli aiuti materiali ha la necessità di un conforto umano, specialmente dopo la scossa del 30 Ottobre che ha segnato gli animi e la memoria delle persone.
La nostra assistenza non è stata volta solo alle persone, ma anche a due animali domestici: una cagnolina impaurita che si era allontanata da casa sua di ben sei chilometri e tramite la veterinaria del paese si è riusciti a trovare il suo proprietario che la cercava da giorni; poi anche un bellissimo gatto rosso che ha soggiornato nel posto di guardia per due giorni sino a quando non abbiamo trovato anche per lui i suoi proprietari.
A mente fredda comprendo che essere stato là dove la terra ha tremato, aver visto direttamente i danni, aver dato un po’ di conforto, aver visto lacrime, aver dato una stretta di mano, un abbraccio, un sorriso, essere stato solamente là, ha rinforzato il mio spirito, ricevendo più di quanto ho fatto.
Non so perché lo facciamo, ma credo che in noi ci sia fondamentalmente dell’egoismo perché quando si torna da queste esperienze, si cresce interiormente, umanamente ed in modo particolare si trovano amici con cui condividere i pensieri, le preoccupazioni e svuotare l’animo sapendo che comunque si riceverà di più di quello che si dona.
Questi giorni per me sono stati il battesimo, la mia prima esperienza di PC in situazione d’emergenza, e grazie ai miei compagni Giovanni, Guido, Corrado e Giampietro, che hanno saputo guidarmi senza essere troppo invadenti, abbiamo formato una squadra efficiente, ben vista dalla popolazione ed anche dagli altri volontari presenti. Grazie a loro abbiamo fatto conoscere che gli Alpini di Lecco si comportano come una squadra unita in tutte le situazioni affrontate.
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